in 5 regioni le donne se li devono ancora pagare- Corriere.it

di Redazione Salute

Per le pazienti con tumore al seno due mesi fa arrivato il decreto attuativo del Ministero della Salute che prevede siano rimborsati in tutta Italia. Tranne in Piemonte, Veneto, Molise, Puglia e Calabria a causa di ritardi burocratici

Ad oltre due mesi dal decreto attuativo del Ministero della Salute, relativo al fondo nazionale da 20 milioni di euro, ancora una parte delle pazienti con tumore del seno non ha accesso gratuito ai test genomici che servono a scegliere la cura pi adeguata per il singolo caso. In alcune Regioni le donne che necessitano di questi esami non possono utilizzarli se non pagandoli personalmente. Sono, infatti, scaduti i 60 giorni entro i quali le Regioni e Province Autonome devono recepire il decreto del Governo centrale ed emanare provvedimenti ad hoc. Mancano ancora all’appello cinque regioni: Piemonte, Veneto, Molise, Puglia e Calabria. La denuncia arriva dai rappresentanti degli oncologi medici e dei pazienti in occasione del convegno annuale della European Society for Medical Oncology.

Perch sono necessari questi test

Si tratta di esami necessari nei pazienti con un tumore per poter utilizzare, fra i vari farmaci efficaci, quello che contro la specifica neoplasia di una specifica persona ha maggiori probabilit di avere successo perch si tratta di una terapia mirata a scardinare proprio quelle mutazioni genetiche che l’hanno provocata e che la fanno progredire. In alcune tipologie di pazienti colpite da cancro del seno, poi, i test genomici consentono di prevedere il rischio di recidiva e, quindi, di escludere la chemioterapia in aggiunta all’ormonoterapia dopo l’intervento chirurgico, evitando inutili tossicit. Non c’ pi tempo da perdere e quanto prima, in tutta Italia, devono essere rimborsabili e gratuiti i test genomici per le pazienti colpite da carcinoma mammario eleggibili all’esame — sottolinea Saverio Cinieri, presidente eletto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) —. Si stanno accumulando ritardi burocratici-amministrativi e quindi il nostro Sistema sanitario non ancora in grado di garantire le stesse opportunit a tutti i cittadini. Basta davvero poco, a livello di singole pratiche regionali, per poter accedere al fondo di 20 milioni di euro, istituito gi nel dicembre 2020 con un emendamento della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati alla Legge di Bilancio 2021. Chiediamo quindi che le Regioni mancanti si attivino al pi presto per usufruire delle risorse e agli oncologi medici di prescriverli quando necessario a tutela delle pazienti.

Utili nelle donne con un tumore in stadio iniziale

Perch il paziente possa ricevere un trattamento di precisione, sono necessarie una diagnosi accurata e una definizione del profilo molecolare della malattia con test specifici in grado di supportare l’oncologo nella personalizzazione delle terapie in alcune tipologie di pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale. Sono esami estremamente efficaci che possono evitare l’utilizzo di chemioterapie inutili — prosegue Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro —. Non possono essere somministrati a tutte le pazienti, ma solo a quelle considerate a rischio intermedio e con un tumore allo stadio iniziale. Sono stimabili in circa 10mila casi l’anno su un totale di quasi 55mila nuove diagnosi registrate in Italia. In particolare Oncotype DX ha dimostrato, in un recente studio, di ridurre di un terzo il ricorso a farmaci chemioterapici in fase post-operatoria. Il decreto attuativo del Ministero della Salute arrivato tenendo conto anche del fatto che questi esami sono raccomandati dalle linee guida internazionali perch comportano evidenti benefici clinici, migliorano la qualit di vita delle donne e permettono risparmi consistenti per il Sistema sanitario.

Una campagna per informare le pazienti

L’accesso gratuito a certe prestazioni sanitarie va garantito in tutte le Regioni per evitare di trovarci di fronte a pazienti di serie A e altri di serie B — prosegue Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia —. La nostra rete di associazioni stata impegnata per tutto il 2021 nella promozione di campagne e iniziative di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni locali e nazionali. I test genomici rappresentano una risorsa importante e possono evitare alle donne cure chemioterapiche che presentano effetti collaterali molto duri. Non vanno poi dimenticati i risparmi ottenuti dalla mancata somministrazione dei farmaci chemioterapici. Europa Donna Italia ha promosso una specifica campagna sul proprio sito. Per denunciare le iniquit di accesso e di assegnazione del fondo, stiamo monitorando giorno per giorno la situazione delle delibere. Inoltre chiediamo ai medici oncologi di utilizzare i test genomici nella pratica clinica quotidiana, dove consentito.

21 settembre 2021 (modifica il 21 settembre 2021 | 18:02)

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Cos’è, che problemi può causare e ove si sta diffondendo la West Nile

Secondo gli ultimi dati – pubblicati oggidì – del sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) e del Centro studi malattie esotiche (CESME), continuano a crescere le infezioni umane da West Nile Virus. L'Istituto superiore di Sanità spiega al Foglio che i numeri record di quest'anno sono "conseguenza diretta della grave siccità" che sta colpendo la nostra penisola. A "minori specchi d'acqua" corrisponde infatti "un aumento dei casi". Il consiglio è di prestare la massima attenzione ma evitando il panico, dal istante che "la situazione risulta ancora sotto controllo". Quindi cosapevolezza si, allarmismo no.     Le regioni più colpite sono Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Toscana e Sardegna. Dall'inizio di giugno 2022, sono stati segnalati 127 casi nella forma neuro-invasiva, 37 in donatori di sangue, 63 con febbre e altri 3 sintomatici.      Il bilancio è di 230 infezioni, inclusi 13 decessi: il secondo anno peggiore dal 2012. Seppure con dati minori, l'ultimo monitoraggio dell'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) mostra come l'epidemia stia circolando anche in altri paesi d'Europa: in Grecia, Austria, Romania, Slovacchia e, extra Ue, in Serbia.      Cos'è la West Nile Disease (WND) e che problemi può dare all'uomo    La malattia di West Nile (WND) è provocata dal WNV, il virus West Nile, della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto da cui prende il nome. È un arbovirus a Rna singolo filamento. Il principale vettore di trasmissione della malattia sono le zanzare, principalmente del genere Culex e di specie modestus e specie pipiens. L'infezione avviene in successione a un ciclo endemico e a uno epidemico: nel primo le zanzare (vettori) si infettano pungendo uccelli (serbatoi), mentre nel secondo le zanzare diventano capaci di contagiare ospiti accidentali, soprattutto i mammiferi (come l'essere umano e i cavalli).     Stando ai dati epidemiologici del governo della Salute, nell'uomo il periodo di incubazione è molto ampio e varia dai 2 ai 14 giorni. La diagnosi viene effettuata attraverso test di laboratorio e la maggior parte delle persone infettate sviluppa una sindrome simil-influenzale. I sintomi più comuni sono: febbre, mal di testa, mal di gola, dolori muscolari e articolari, congiuntivite e rash cutanei. Altre sindromi più gravi possono essere: meningite, encefalite, poliomielite.   In Europa la febbre del Nilo è presente dalla metà del secolo scorso, dopo essere stata già segnalata in Africa, medio oriente, nord America e Asia occidentale. Il primo caso risale al 1937, in Uganda, da una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta; risiedeva nel distretto di "West Nile", da cui la malattia prese il nome. In Italia il primo focolaio si registra nell’estate del 1998 tra un gruppo di cavalli toscani, ma la prima infezione in soddisfazione di provocare sintomatologia clinica nell'uomo risale invece al 2008. Da quel istante, il governo della Salute ha attivato un piano di sorveglianza straordinaria, tracciando annualmente la situazione.   Non esistendo un vaccino, è essenziale la difesa, che consiste soprattutto nel proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente. Il dicastero di Lungotevere Ripa raccomanda di usare repellenti (indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto), usare le zanzariere alle finestre, svuotare di frequente i vasi di fiori (o altri contenitori) con acqua stagnante, cambiare spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali, tenere le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate e utilizzare diffusori di insetticidi a uso domestico.        

Alla riscoperta di Fonte Fallera con Italia Nostra e scuola Fracassetti

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