‘Parla come mangi’, a Tuttofood Camera e Regione accanto alle Marche dell’agroalimentare

FIERA – Il presidente di Linfa, Simone Mariani: “In questi mesi stiamo ancora navigando a vista a causa della pandemia che ancora è presente in Italia ed Europa, ma le nostre imprese sono pronte alla ripartenza e noi saremo sempre al loro fianco”

26 Ottobre 2021 – Ore 18:20

Simone Mariani

Con la partecipazione a Tuttofood di 24 imprese marchigiane si conclude la stagione autunnale delle fiere dedicate all’agroalimentare che ha visto Camera Marche, con la sua Azienda Speciale Linfa, e Regione Marche insieme per supportare la ripartenza di un comparto cruciale della nostra economia che conta oltre 27.000 imprese e impiega 35.541 addetti.

“Siamo davvero soddisfatti, anche se – interviene Simone Mariani, che di Linfa è il presidente – ci sono margini di miglioramento. In questi mesi stiamo ancora navigando a vista a causa della pandemia che ancora è presente in Italia ed Europa, ma le nostre imprese sono pronte alla ripartenza e noi saremo sempre al loro fianco”.

CIBUS (Parma), Sana (Bologna), ANUGA (Colonia) e ora Milano, con la biennale di Tuttofood  manifestazione di riferimento in Italia per l’eccellenza e l’innovazione nell’agroalimentare,  che chiude i battenti oggi e lascia ben sperare; la voce degli imprenditori è unanime: era ora di tornare in pista, e non lo dicono solo i norcini.

“La pasta, il tartufo, i ciauscoli, l’oliva ripiena e il caffè marchigiano hanno ben rappresentato il territorio e attirato buyer nazionali, europei ed extraeuropei: sono tornati gli americani, i giordani, e qualcosa si muove anche dall’Asia (Tailandia)” aggiunge Mariani

Per Gino Sabatini Presidente della Camera di Commercio delle Marche: “L’agroalimentare e il turismo sono due settori che hanno potenzialmente una forza straordinaria, perché strettamente legati tra loro e con il territorio. La pandemia ci consegna un obbligo: partire dalle comunità, considerare i nuovi flussi economici e sociali che le attraversano per lavorare, pubblico e privato, a valorizzare i luoghi e i prodotti della terra, magari partendo dalle aree interne della nostra regione, in modo da non lasciare indietro nessuno. C’è grande attenzione verso i prodotti dell’agroalimentare marchigiano, una rinnovata curiosità, attenzione al dettaglio, autenticità e voglia di alta qualità: valori ai quali le Marche rispondono presente”.

Mirco Carloni, Vice Presidente della Regione Marche e Assessore all’Agricoltura ricorda che “la stagione fieristica dell’agroalimentare coincide con un momento positivo per il nostro sistema produttivo che registra segnali significativi di ripresa che ora vanno consolidati. Lo facciamo perseguendo una strategia sistemica volta a valorizzare la qualità delle produzioni marchigiane ed imprimere in Italia ed all’estero l’immagine di un “brand Marche” forte e riconoscibile, capace di garantire quel valore aggiunto utile alle nostre aziende. Tutte le iniziative promosse sul fronte produttivo sono coerenti con questa visione: rendere la nostra regione più appetibile ed attrattiva per chi fa impresa e valorizzarne le eccellenze”.

Nel pasta day, lunedì 25, l’ha fatta da padrone la qualità dei nostri pastifici; nelle Marche sono 316, offrono qualità e innovazione; stanno al passo coi tempi presentando prodotti a basso impatto glicemico, rafforzati con le proteine della farina di piselli, alleggeriti impiegando solo l’album dell’uovo, gluten free. Sono realtà attente a packaging gradevoli e sostenibili, c’è anche chi offre la modalità della vendita del prodotto sfuso; la parola d’ordine, per tutti, è filiera (non di rado la grafica delle confezioni e le campagna di comunicazione visiva sono affidate ad illustratori marchigiani) e circolarità, terroir per dirla alla francese. I produttori riescono ad essere poetici anche descrivendo la patina della muffa che riveste (e protegge) certi insaccati. Raccontano che ogni ciauscolo è diverso dall’altro, coi suoi batteri buoni e preziosi e l’alloro a proteggerlo,  che parla del posto dove è stato prodotto e cambierà sfumature  a seconda delle diverse tavole in cui sarà servito, delle case e i palati che lo accoglieranno (così Graziella Ciriaci, che ha raccontato anche del progetto start up collegata all’azienda di famiglia che vedrà l’impiego del materiale di risulta della produzione dei salumi  per la realizzazione di saponi). Dalla Pasta di Aldo, Luigi Donnari spiega con la passione di un direttore d’orchestra che per la pasta all’uovo è meglio la trafilatura non a bronzo e che nel prodotto finito deve sentirsi la scabrosità nella superficie. La semola riemerge, sogna di liberarsi dall’uovo.

Capaci di poesia ma dotati anche senso pratico, tutti gli imprenditori reclamano il supporto e il coordinamento delle istituzioni, si dicono soddisfatti dell’opportunità schiuse da Camera, attraverso Linfa, e Regione Marche, apprezzano le collettive ma rimarcano il bisogno di esaltare esigenze e specificità pur uniti dal filo rosso dell’appartenenza a una regione che resta al plurale, e femminile:  nell’agroalimentare marchigiano le imprese guidate da donne sono oltre 7.500, il 28% del totale, percentuale superiore a quella italiana dove le imprese femminili dell’agroalimentare  rappresentano una quota del 23%.

Il prossimo appuntamento per molte delle nostre imprenditrici e imprenditori sarà a Dubai nella settimana dedicata all’agroalimentare dal 22 al 26 febbraio 2022. Spinosi, altro pastaio, è tra i protagonisti del video che la Regione ha realizzato per l’appuntamento di Expo affidandolo alla regia di Gabriele Salvatores: allo stand della collettiva di Camera e Regione Marco Spinosi ne parla entusiasta, mentre in loop va il video del testimonial  Mancini che nel tartufo sente “profumo di vittoria”. Speriamo che il ct, che pure prenderà parte all’evento negli Emirati, abbia avuto, ancora una volta, naso.

 

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Cos’è, che problemi può causare e ove si sta diffondendo la West Nile

Secondo gli ultimi dati – pubblicati oggidì – del sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) e del Centro studi malattie esotiche (CESME), continuano a crescere le infezioni umane da West Nile Virus. L'Istituto superiore di Sanità spiega al Foglio che i numeri record di quest'anno sono "conseguenza diretta della grave siccità" che sta colpendo la nostra penisola. A "minori specchi d'acqua" corrisponde infatti "un aumento dei casi". Il consiglio è di prestare la massima attenzione ma evitando il panico, dal istante che "la situazione risulta ancora sotto controllo". Quindi cosapevolezza si, allarmismo no.     Le regioni più colpite sono Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Toscana e Sardegna. Dall'inizio di giugno 2022, sono stati segnalati 127 casi nella forma neuro-invasiva, 37 in donatori di sangue, 63 con febbre e altri 3 sintomatici.      Il bilancio è di 230 infezioni, inclusi 13 decessi: il secondo anno peggiore dal 2012. Seppure con dati minori, l'ultimo monitoraggio dell'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) mostra come l'epidemia stia circolando anche in altri paesi d'Europa: in Grecia, Austria, Romania, Slovacchia e, extra Ue, in Serbia.      Cos'è la West Nile Disease (WND) e che problemi può dare all'uomo    La malattia di West Nile (WND) è provocata dal WNV, il virus West Nile, della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto da cui prende il nome. È un arbovirus a Rna singolo filamento. Il principale vettore di trasmissione della malattia sono le zanzare, principalmente del genere Culex e di specie modestus e specie pipiens. L'infezione avviene in successione a un ciclo endemico e a uno epidemico: nel primo le zanzare (vettori) si infettano pungendo uccelli (serbatoi), mentre nel secondo le zanzare diventano capaci di contagiare ospiti accidentali, soprattutto i mammiferi (come l'essere umano e i cavalli).     Stando ai dati epidemiologici del governo della Salute, nell'uomo il periodo di incubazione è molto ampio e varia dai 2 ai 14 giorni. La diagnosi viene effettuata attraverso test di laboratorio e la maggior parte delle persone infettate sviluppa una sindrome simil-influenzale. I sintomi più comuni sono: febbre, mal di testa, mal di gola, dolori muscolari e articolari, congiuntivite e rash cutanei. Altre sindromi più gravi possono essere: meningite, encefalite, poliomielite.   In Europa la febbre del Nilo è presente dalla metà del secolo scorso, dopo essere stata già segnalata in Africa, medio oriente, nord America e Asia occidentale. Il primo caso risale al 1937, in Uganda, da una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta; risiedeva nel distretto di "West Nile", da cui la malattia prese il nome. In Italia il primo focolaio si registra nell’estate del 1998 tra un gruppo di cavalli toscani, ma la prima infezione in soddisfazione di provocare sintomatologia clinica nell'uomo risale invece al 2008. Da quel istante, il governo della Salute ha attivato un piano di sorveglianza straordinaria, tracciando annualmente la situazione.   Non esistendo un vaccino, è essenziale la difesa, che consiste soprattutto nel proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente. Il dicastero di Lungotevere Ripa raccomanda di usare repellenti (indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto), usare le zanzariere alle finestre, svuotare di frequente i vasi di fiori (o altri contenitori) con acqua stagnante, cambiare spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali, tenere le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate e utilizzare diffusori di insetticidi a uso domestico.        

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