Cna Fermo, chiaro e deciso sì al Green Pass: “Attivo il servizio di download e stampa gratuito per gli associati”

PASS – “Gli obiettivi sono la tutela della salute dei cittadini e la salvaguardia delle attività economiche, quindi siamo decisamente favorevoli all’uso del Green Pass”

27 Luglio 2021 – Ore 16:15

“Gli obiettivi sono la tutela della salute dei cittadini e la salvaguardia delle attività economiche, quindi siamo decisamente favorevoli all’uso del Green Pass”. Posizione chiara e netta quella espressa dalla CNA Territoriale di Fermo, che annuncia l’avvio di un servizio gratuito per imprenditori e cittadini associati: gli uffici CNA sono a disposizione per il download e la stampa della certificazione, è sufficiente portare con sé la tessera sanitaria e il codice di autenticazione ricevuto.

“La pandemia non è ancora sconfitta ed è necessario compiere ogni sforzo per scongiurare nuove chiusure che non potremo sopportare – afferma il Presidente Emiliano Tomassini – CNA considera il Green Pass uno strumento efficace per evitare che la ripresa dei contagi possa portare a nuove misure di contenimento: le ripercussioni sulla vita sociale e sul sistema economico sarebbero pesantissime, quando invece è necessario che l’incoraggiante traiettoria positiva registrata vada consolidata”.

“Comprendiamo che il Green Pass potrebbe rivelarsi impopolare, soprattutto in alcuni ambiti, oltre a introdurre nuovi oneri e responsabilità in capo agli operatori economici – dichiara il Direttore Generale Alessandro Migliore – ma non va dimenticato che un simile strumento potrebbe favorire l’allentamento di misure restrittive che ancora oggi caratterizzano molti settori, dagli eventi alla mobilità. Auspichiamo di poter definire insieme al Governo il campo di applicazione e le modalità di funzionamento della certificazione”.

Per informazioni riguardo il servizio di stampa del Green Pass è possibile contattare l’ufficio CNA di Fermo allo 0734/600288.

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Cos’è, che problemi può causare e ove si sta diffondendo la West Nile

Secondo gli ultimi dati – pubblicati oggidì – del sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) e del Centro studi malattie esotiche (CESME), continuano a crescere le infezioni umane da West Nile Virus. L'Istituto superiore di Sanità spiega al Foglio che i numeri record di quest'anno sono "conseguenza diretta della grave siccità" che sta colpendo la nostra penisola. A "minori specchi d'acqua" corrisponde infatti "un aumento dei casi". Il consiglio è di prestare la massima attenzione ma evitando il panico, dal istante che "la situazione risulta ancora sotto controllo". Quindi cosapevolezza si, allarmismo no.     Le regioni più colpite sono Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Toscana e Sardegna. Dall'inizio di giugno 2022, sono stati segnalati 127 casi nella forma neuro-invasiva, 37 in donatori di sangue, 63 con febbre e altri 3 sintomatici.      Il bilancio è di 230 infezioni, inclusi 13 decessi: il secondo anno peggiore dal 2012. Seppure con dati minori, l'ultimo monitoraggio dell'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) mostra come l'epidemia stia circolando anche in altri paesi d'Europa: in Grecia, Austria, Romania, Slovacchia e, extra Ue, in Serbia.      Cos'è la West Nile Disease (WND) e che problemi può dare all'uomo    La malattia di West Nile (WND) è provocata dal WNV, il virus West Nile, della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto da cui prende il nome. È un arbovirus a Rna singolo filamento. Il principale vettore di trasmissione della malattia sono le zanzare, principalmente del genere Culex e di specie modestus e specie pipiens. L'infezione avviene in successione a un ciclo endemico e a uno epidemico: nel primo le zanzare (vettori) si infettano pungendo uccelli (serbatoi), mentre nel secondo le zanzare diventano capaci di contagiare ospiti accidentali, soprattutto i mammiferi (come l'essere umano e i cavalli).     Stando ai dati epidemiologici del governo della Salute, nell'uomo il periodo di incubazione è molto ampio e varia dai 2 ai 14 giorni. La diagnosi viene effettuata attraverso test di laboratorio e la maggior parte delle persone infettate sviluppa una sindrome simil-influenzale. I sintomi più comuni sono: febbre, mal di testa, mal di gola, dolori muscolari e articolari, congiuntivite e rash cutanei. Altre sindromi più gravi possono essere: meningite, encefalite, poliomielite.   In Europa la febbre del Nilo è presente dalla metà del secolo scorso, dopo essere stata già segnalata in Africa, medio oriente, nord America e Asia occidentale. Il primo caso risale al 1937, in Uganda, da una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta; risiedeva nel distretto di "West Nile", da cui la malattia prese il nome. In Italia il primo focolaio si registra nell’estate del 1998 tra un gruppo di cavalli toscani, ma la prima infezione in soddisfazione di provocare sintomatologia clinica nell'uomo risale invece al 2008. Da quel istante, il governo della Salute ha attivato un piano di sorveglianza straordinaria, tracciando annualmente la situazione.   Non esistendo un vaccino, è essenziale la difesa, che consiste soprattutto nel proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente. Il dicastero di Lungotevere Ripa raccomanda di usare repellenti (indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto), usare le zanzariere alle finestre, svuotare di frequente i vasi di fiori (o altri contenitori) con acqua stagnante, cambiare spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali, tenere le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate e utilizzare diffusori di insetticidi a uso domestico.        

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