Donne e giovani ancora esclusi dalle élite mondiali

Le élite europee risultano, invece, meno localiste per quel che riguarda le esperienze professionali, dove prevalgono in maniera evidente quelle svolte in Paesi extra europei (38,3%) rispetto a quelle in Paesi europei (13,3%). A questo proposito, qui si rilevano alcune differenze: i francesi lavorano meno fuori dalla Francia (46,1%), mentre negli altri quattro maggiori Paesi si registra una marcata propensione (dal 40% al 45% circa) a fare esperienze professionali fuori dall’Europa. In un contesto generale di marcata prevalenza maschile, il campo economico appare il meno femminilizzato in assoluto: le donne rappresentano solo circa il 9 per cento. Nello stesso tempo, se consideriamo la variabile anagrafica, emerge che il settore culturale è maggiormente caratterizzato da ultrasettantenni (62% circa).

Tra i vari elementi analizzati c’è poi una marcata divaricazione tra Paesi ex socialisti e gli altri principali Paesi europei per quanto riguarda la politica. Nell’élite dei primi il campo politico prevale nettamente (64,5% del totale), mentre nei secondi ha una rilevanza secondaria, che spazia dal 21% circa del Regno Unito al 33,9% della Spagna. Il differente peso della sfera politica traccia dunque una netta distinzione tra Stati europei di matrice culturale atlantica e Paesi di matrice culturale ex sovietica, nei quali l’appartenenza alla sfera politica sembra essere ancora un segno di distinzione.

Per quanto riguarda l’Italia, i top leader del nostro Paese con una notorietà internazionale sono perlopiù over 70, sposati, con figli, nati nel Centro-Nord Italia (e Campania). Il loro campo d’azione nell’80% dei casi è in Italia, soprattutto in Lazio e Lombardia (se all’estero: in Regno Unito, Svizzera e Belgio). Vantano esperienze professionali internazionali, maggiormente in Paesi non europei e spesso hanno ottenuto un riconoscimento all’estero. Hanno una laurea magistrale o un Phd, dell’area umanistica, conseguiti in un grande ateneo di prestigio italiano del Centro-Nord. Svolgono una professione soprattutto in campo culturale ed economico e perciò di frequente sono artisti o registi, manager o ecclesiastici, banchieri o finanzieri.

Ora la questione di genere. Sebbene si pensi a una progressiva emancipazione della donna come un processo in atto positivamente nel mondo, negli alti circoli del potere dei dieci Paesi più sviluppati, solo 13 su 100 sono donne. Cinque Paesi, Giappone, Russia, Cina, India e Brasile non vanno oltre il 10% di top leader al femminile sul totale. Gli Stati Uniti, che hanno la composizione più favorevole alle top leader, non raggiungono il 20%, seguiti da Regno Unito, Canada, Australia e dalla Ue, che con 11,7% è sotto la media dei dieci Paesi considerati. Dalla scarsa presenza femminile si passa a quella ancor più limitata e pressoché mancante dei giovani (0-35 anni) tra i top leader: arrivano a un risicato 0,5%: un giovane ogni 200 top leader mondiali. Brasile, Giappone e Canada sono al di sopra della media dei Paesi considerati. In particolare, si osserva che oltre la metà dei top leader (52,5%) ha oltre 70 anni e che la loro incidenza ovunque cresce con l’età, segue il ciclo di vita. Lo conferma il fatto che oltre 8 su 10 top leader hanno più di 55 anni. «Il panorama è la gerontocrazia, ma occorre dare giusto peso alla parola. Il potere è anche nel ciclo di vita di una persona e/o di una famiglia, uno sforzo innovativo protratto nel tempo e spesso ereditato nel tempo. Per questo il potere e la sua valenza simbolica ricadono in larga parte sulla terza età», osserva lo studio di éliteam.

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Cos’è, che problemi può causare e ove si sta diffondendo la West Nile

Secondo gli ultimi dati – pubblicati oggidì – del sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) e del Centro studi malattie esotiche (CESME), continuano a crescere le infezioni umane da West Nile Virus. L'Istituto superiore di Sanità spiega al Foglio che i numeri record di quest'anno sono "conseguenza diretta della grave siccità" che sta colpendo la nostra penisola. A "minori specchi d'acqua" corrisponde infatti "un aumento dei casi". Il consiglio è di prestare la massima attenzione ma evitando il panico, dal istante che "la situazione risulta ancora sotto controllo". Quindi cosapevolezza si, allarmismo no.     Le regioni più colpite sono Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Toscana e Sardegna. Dall'inizio di giugno 2022, sono stati segnalati 127 casi nella forma neuro-invasiva, 37 in donatori di sangue, 63 con febbre e altri 3 sintomatici.      Il bilancio è di 230 infezioni, inclusi 13 decessi: il secondo anno peggiore dal 2012. Seppure con dati minori, l'ultimo monitoraggio dell'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) mostra come l'epidemia stia circolando anche in altri paesi d'Europa: in Grecia, Austria, Romania, Slovacchia e, extra Ue, in Serbia.      Cos'è la West Nile Disease (WND) e che problemi può dare all'uomo    La malattia di West Nile (WND) è provocata dal WNV, il virus West Nile, della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto da cui prende il nome. È un arbovirus a Rna singolo filamento. Il principale vettore di trasmissione della malattia sono le zanzare, principalmente del genere Culex e di specie modestus e specie pipiens. L'infezione avviene in successione a un ciclo endemico e a uno epidemico: nel primo le zanzare (vettori) si infettano pungendo uccelli (serbatoi), mentre nel secondo le zanzare diventano capaci di contagiare ospiti accidentali, soprattutto i mammiferi (come l'essere umano e i cavalli).     Stando ai dati epidemiologici del governo della Salute, nell'uomo il periodo di incubazione è molto ampio e varia dai 2 ai 14 giorni. La diagnosi viene effettuata attraverso test di laboratorio e la maggior parte delle persone infettate sviluppa una sindrome simil-influenzale. I sintomi più comuni sono: febbre, mal di testa, mal di gola, dolori muscolari e articolari, congiuntivite e rash cutanei. Altre sindromi più gravi possono essere: meningite, encefalite, poliomielite.   In Europa la febbre del Nilo è presente dalla metà del secolo scorso, dopo essere stata già segnalata in Africa, medio oriente, nord America e Asia occidentale. Il primo caso risale al 1937, in Uganda, da una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta; risiedeva nel distretto di "West Nile", da cui la malattia prese il nome. In Italia il primo focolaio si registra nell’estate del 1998 tra un gruppo di cavalli toscani, ma la prima infezione in soddisfazione di provocare sintomatologia clinica nell'uomo risale invece al 2008. Da quel istante, il governo della Salute ha attivato un piano di sorveglianza straordinaria, tracciando annualmente la situazione.   Non esistendo un vaccino, è essenziale la difesa, che consiste soprattutto nel proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente. Il dicastero di Lungotevere Ripa raccomanda di usare repellenti (indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto), usare le zanzariere alle finestre, svuotare di frequente i vasi di fiori (o altri contenitori) con acqua stagnante, cambiare spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali, tenere le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate e utilizzare diffusori di insetticidi a uso domestico.        

Alla riscoperta di Fonte Fallera con Italia Nostra e scuola Fracassetti

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